La Demenza non è un Tabù: è tempo di cambiare il modo di parlarne e i mezzi con i quali lo si fa.

Oggi, i social media sono il miglior strumento per sensibilizzare, ma spesso questo tema rimane fuori dalla conversazione digitale.

In un mondo in cui l’informazione è a portata di click, spesso ci troviamo a dibattere su temi cruciali solo nelle “piazze” tradizionali: convegni, conferenze, eventi di sensibilizzazione. Eppure, c’è un’altra piazza, vastissima e in continua espansione, che ogni giorno accoglie milioni di persone di ogni età e provenienza: i social media. Dalle cronologie infinite di Facebook e Instagram ai video virali di TikTok, queste piattaforme sono il cuore pulsante della comunicazione contemporanea. E proprio qui, oggi più che mai, dobbiamo portare una conversazione fondamentale: quella sul decadimento cognitivo e sulla demenza.

In Italia, l’utilizzo dei social media è una realtà consolidata. Facebook vanta milioni di utenti attivi, Instagram è un crocevia di immagini e storie, e TikTok ha conquistato un pubblico vastissimo, specialmente tra i più giovani. Nessun’altra “piazza” può offrirti una visibilità così capillare, raggiungendo simultaneamente adolescenti e anziani, professionisti e casalinghe, studenti e lavoratori. È una portata senza precedenti, un’opportunità che non possiamo permetterci di ignorare, soprattutto quando si tratta di una questione così impattante sulla vita delle persone.

La prevenzione non è un lusso, ma una necessità, e deve iniziare “alla base”. Conoscere il problema, capire cosa si può fare per allontanare il decadimento cognitivo e l’eventuale insorgere della demenza, non è un tema che riguarda solo chi ha superato una certa età. Al contrario, è una questione che dovrebbe interessare tutti, fin dalla giovinezza. Le nostre scelte di vita, le nostre abitudini, la nostra attenzione alla salute mentale e fisica, sono tasselli fondamentali che, messi insieme, possono fare la differenza. Ma come raggiungere un pubblico così variegato e spesso disinteressato agli incontri formali? La risposta è semplice: andiamo dove loro già sono.

Immaginate un video su TikTok che spieghi in modo semplice e accattivante i primi segnali di allarme, o una serie di post su Instagram che sfatino i miti sulla demenza. Pensate a dirette Facebook con esperti che rispondano alle domande in tempo reale, o a storie personali di familiari che condividono le loro sfide quotidiane, creando un senso di comunità e supporto. Queste non sono solo “pubblicità”, ma vere e proprie azioni di divulgazione e sensibilizzazione, capaci di trasformare un tema complesso in qualcosa di accessibile, comprensibile e, soprattutto, rilevante per chiunque.

Parlare di demenza sui social media significa destigmatizzare la malattia, mostrare il volto umano di chi ne è affetto e delle loro famiglie, spesso invisibili e gravate da un peso emotivo e pratico immenso. Significa educare, informare e incoraggiare la ricerca e il sostegno. Significa portare luce su un problema che troppo spesso è rimasto nell’ombra, confinato alle stanze private delle famiglie e agli ambulatori medici.

È un peccato che questa sinergia tra il mondo online e le attività in presenza sia ancora troppo trascurata. Invece di vederli come mondi separati, dovremmo considerarli alleati strategici. I social media possono essere il megafono che amplifica i messaggi, la porta d’ingresso che incuriosisce e spinge le persone a cercare ulteriori informazioni, magari proprio partecipando a quegli eventi di sensibilizzazione che altrimenti non avrebbero mai considerato. Solo attraverso un approccio integrato e innovativo possiamo sperare di cambiare il modo in cui la società percepisce e affronta la demenza, passando da una cultura del silenzio a una del dialogo, della prevenzione e dell’empatia.

È tempo di usare ogni strumento a nostra disposizione per costruire un futuro in cui nessuno debba affrontare questa sfida da solo.

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